Santo Genet, Commediante e Martire

La Compagnia della Fortezza. “Partendo da una riflessione sulle logiche di inattualità che abitano la stanza-carcere in cui opera la Compagnia, Genet offre la possibilità di raccontare del carcere come teatro, ovvero come luogo inattuale, appunto, in cui si vive un tempo fuori dal tempo ordinario, in cui avvengono cose straordinarie che nella vita reale non possono accadere”. Così  racconta il foglio di sala di “Santo Genet, Commediante e Martire”, della Compagnia della Fortezza guidata dal  regista e attore Armando Punzo, in scena all’Arena del Sole di Bologna il 21 e 22 febbraio 2015. L’autore francese che, come si legge sempre sul foglio di sala, “con le sue parole ha saputo trasformare la materia vile in oro, strappare la bellezza al dolore, “creare buchi nella realtà”, trasfigurarla, immaginare collane di fiori lì dove c’erano catene, bellezza dove c’era orrore”. Genet ha quindi l’eroico coraggio di capovolgere i nostri valori, di sfidarli per amore dell’emarginazione (vivendo nell’emarginazione) fino alla morte. Lo spettacolo evoca i personaggi come gli spettri di una festa funeraria.  L’Arena del Sole è completamente rivoluzionata dai ragazzi della Compagnia della Fortezza. Nel Foyer ad attendere il pubblico (numeroso) ci sono i guappi dei basso fondi,  i gigolò, i ladri, i marinai omosessuali, le Madonne velate e le puttane; un concentrato di tutta la poetica di Genet.
santogenet650

Dentro la sala “De Bernardinis” c’ è Armando Punzo, la Maitresse che, con il sorriso, accoglie il pubblico nel “bordello meno elegante del mondo”.  Dopodiché comincia una danza di personaggi che recitano poesie “muscolose”, piene di sensualità oscena. Basta un attimo per sentire il pubblico avvolto nella contemplazione di questa “perversa bellezza”.
Jean Paul Sartre, nel Saggio che dà il nome allo spettacolo “Santo Genet, Comandante e Martire”, ha rivelato gli stimoli estremi dell’autore, tra la santità e il suicidio. Da questo parte l’ispirata drammaturgia di Armando Punzo che scrive: “ Genet non uccide, si uccide, si sacrifica.”  La “poesia” ringrazia per lo spettacolo, ormai anche lei è così inattuale, così “blindata in quel luogo” che è la “vita reale”, nella vita “libera”, nella vita “normale” al massimo è diventata una citazione. l’inattualità della poesia come scelta esistenziale. Uno spettacolo complicato perché si concentra sulla “filosofia” dell’autore, non cercando appigli e mediazioni con la realtà. E’ un esempio.
La scenografia è barocca, piena di eccessi che rendono ancora più evidente la distanza che vivono molti tra il reale e l’ immaginario, tra l’esteriore e l’interiore, tra il nostro mondo e la poesia.
Lo spettacolo andato in scena a Bologna è dedicato nell’emozione totale a Luca Ronconi “grande uomo di teatro, recentemente scomparso.”